venerdì 29 marzo 2013

Francesco: Il Papa venuto al centro del mondo


Francesco: un nome, una garanzia. Non è uno slogan, è l'opinione pubblica. Che il nuovo papa stia dando buoni segni è incontrovertibile. Giornali, TV e i tanto adorati "salottini" non fanno che parlare dei suoi gesti, delle sue ultime parole, dimostrando stima e ammirazione. Sono emerse anche "cattive voci", su di un passato buio, ma le difese si sono aizzate subito contro, scaraventando le critiche al nuovo vescovo di Roma da dove erano venute, lontano. Si è parlato anche di una certa "demagogia" a mo' di un politico dei nostri giorni, con la sua dialettica, le sue "strategie", un'azione che perde di autorità, ma guadagna di facciata. In ogni caso, Papa Francesco promette bene in questi giorni: e questo è un dato di fatto.
Un' ulteriore conferma mi è stata data da un'amica che non aveva mai parlato (bene) della chiesa e  pochi giorni fa, invece, si è spesa in tanti elogi per il nuovo Papa. Mi ha stupito.
Forse perché ad oggi siamo così stanchi delle chiacchiere, delle parole anche le più belle, che solo il gesto di Non mettere quelle scarpe, ma altre, anzi le sue di sempre, sorprende. Poi ne sono arrivati altri di gesti significativi e viene da dire: "Ma è così che deve essere!". 
E se da un lato ci si congratula con la scelta del Conclave, dall'altro si nutre un certo timore. Per quell'uomo e per quello che per molti ora rappresenta.
Era ormai noto che anche l'Impero Vaticano fosse in crisi: crisi di persone e soprattutto di valori. Una chiesa amorale è meno peggio di una Chiesa immorale, laddove sbaglia e occulta con un velo impietoso lo sbaglio commesso. Oggi, sembra sia tornata la luce, per qualcuno accecante e anche questa celante di un "qualcosa", per altri è la luce della speranza. Perché alla fine, vuoi o non vuoi, ci fa bene vedere del buono nelle cose, anche se facciamo fatica a crederci.  Perchè forse, anche solo una rondine può far primavera, se le altre scelgono di seguirla.

Sono le 19.05. Il bus è fermo nel traffico, una chiamata al cellulare: "La fumata è bianca!". Non credevamo che proprio quella sera, avremmo assistito a un momento storico. Ancora adesso ho impressa l'immagine della gente (compresa io) che corre nel viale, tra le auto, tra i motorini. Il ricordo di quel momento veloce, bagnato dalla pioggia, bizzarro e straordinario l'ho accomunato a un momento "tragico" in cui la gente fugge da qualcosa, si appresta a sopravvivere, ma in questo caso, fortunatamente, a vivere quel mitico passaggio della storia. E con gli occhi del mondo puntati sul loggione centrale di San Pietro, e i miei di occhi sulla costellazione di cellulari, Tablet sospesi in aria. C'era tensione, attesa, speranza. Pioggia o non pioggia, la gente bandì subito gli ombrelli, i cappelli  e le persone troppo alte erano viste di malocchio. Poveri noi. Poi, finalmente, le urla di gioia alla vista di una luce, di un'ombra, fecero dimenticare tutto il resto. Non c'era più tempo di trovare la visuale giusta, il papa, era arrivato. 
Tutti agognanti delle sue parole, pendenti dalle sue labbra perché si aprissero nel modo più semplice e bello: "Fratelli e sorelle...(pausa)  buona sera, sapete che il dovere del Conclave era dare un papa a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo... Ma siamo qui".  E la gente aveva immediatamente compreso che portava liete notizie. 
Dalla fine del mondo per ritrovarsene al centro, in mezzo a noi, a quelle luci, a quelle facce, umidicce e  stanche della giornata di lavoro. Ma eravamo lì. Vicini e lontani, credenti e non. In attesa dell'uomo giusto.



Articolo correlato: "Francesco: il Papa riformatore"  (di Lucia Geremia) :
 http://www.universalnews.it/public/notizie.php?not=23443

mercoledì 13 marzo 2013

Che la notte porti consigli?

La notte, amici miei, dicono porti consigli. Oppure, porta solo pensieri, tanti e troppi. Alle otto di sera hai un gran sonno, ma all'una spaccata capita che niente e nessuno, forse solo una botta contro il muro, possa farti dormire.
Perché? Semplice, perché stai pensando a tutto quello a cui non dovevi pensare proprio quando, finalmente, il tuo corpo si distende e si rilassa. E la tua mente, invece, no.
Quanto vorrei che il conteggio delle pecorelle funzionasse. Un bimbo, un giorno, mi disse che per dormire elencava tutti i giocatori della sua squadra del cuore, aveva sette anni e tifava per il Milan. 

C'è chi prima di dormire legge riviste, il giornale online con il cellulare, fa un ultimo salto su facebook per spiare qualche nuova foto. C'è chi rilegge il suo libro del cuore, c'è chi rilegge la sua storia col cuore.
Ed è questo che fa male.
Soffermarsi troppo sui propri grattacapi non so se prima di dormire faccia bene, di sicuro, rende il sonno "faticoso" come bere un goccio in più : il mal di testa non renderà il sonno sereno e leggero.

Eppure, in tanti  si "distraggono" dal quieto dormire, finendo col rivedere la propria giornata, i propri errori o anche i propri successi con un tocco di euforia in eccesso.
Quelli che il giorno prima di un esame non dormono pensando alle possibili domande a trabocchetto del professore, quelli che il giorno dopo l'esame non dormono perché l'adrenalina fa fatica ad andar giù.  Quelli come me, insomma.
Oppure, si chiudono gli occhi e la mente sprofonda in ricordi che pensava di aver rimosso o sperava fosse così, o magari si lascia che la mente vaghi, perché in un attimo tutto si fermi e prosegua nei sogni. Capita anche di entrare in quello stato di dormiveglia: come se non volessi mandar giù che quella giornata sia finita o peggio che quella dopo stia per arrivare. 

Qualcuno mi aveva detto che dopo un'intera giornata a scrivere in redazione non avrei avuto neanche la forza ne tanto meno la voglia di aprire questo PC. Ma prima di dormire mi assale come una voglia a forma di imbuto, perché ho accumulato tanto durante la giornata, e ancora oggi il mio fondo non è cosi profondo. Così, poi qualcosa trabocca e ci tengo perché quel "qualcosa" di me in più rimanga, non proprio come una macchia deforme rimasta "solo" nella mia mente, ma come una traccia di me scritta in qualche modo.
E per stavolta vi auguro semplicemente che stasera prima di assopirvi pensiate a ciò che vi fa star bene, a chi vi può far felice anche se non è lì con voi, ma lo è stato. 
Forse, così dormirete placidamente, perché nei sogni continuerete a vivere i vostri pensieri felici. E l'indomani un sorriso potrà dare alla giornata un ottimo modo con cui iniziare.

giovedì 7 marzo 2013

Quel momento in cui tutto sembra fermo e parte la stessa pellicola: la tua vita


Da piccola amavo le scale mobili, divertendomi a salire e scendere per quella "giostra", senza curarmi del fatto che cadendo avrei perso quasi un piede... Oggi, anche quando penso di avere fretta, adoro le scale mobili in salita e in discesa, ma non solo perché la pigrizia vince sempre contro di me, ma anche perché ritrovo me stessa in quel tempo lento che mi divide da ciò che lascio alle spalle e quello che intravedo di fronte, vicino e lontano, divisa tra la voglia di accorrere all'arrivo o lasciarsi trascinare...

Oggi, giorno di saluti, una scala mobile mi ha diviso dalla persona che stavo salutando. Piano piano, quella "odiosa" scala mi portava via, mi allontanava sempre di più, non potevo fare un passo oltre, ma non resistevo un altro attimo ferma, immobile. 

Poi, mentre aspetti, si attiva quella "famosa" pellicola: famosa, perché la trama è sempre la tua vita, proiettata dinanzi ai tuoi occhi, in un momento volante, quello stupido momento in cui aspetti alla fermata, stai seduta sul bus, sul sedile di un treno, con il tuo riflesso immerso nel finestrino, nel paesaggio retrostante. Niente libro, scegli di leggere la tua di storia e per una volta, di ascoltarti.

"Il viaggio sull'autobus non mi dispiace", l'ho sentito spesso. A me neanche, proprio per questo motivo. Forse ne avevamo già parlato di quegli splendidi momenti in cui ti senti con un piede qua e un altro lì, chiedendoti fino a che punto una delle due sponde tratterrà il tuo peso. Fino a quando, la tua testa impegnata quotidianamente in rocamboleschi pensieri, sopporterà questa matassa. 
Eh sì. Perché una matassa si crea con dei fili, come dice un film comico e non, anche con i fili della ragione che pensiamo di avere e che col tempo si allungano, si attorcigliano e finiscono per creare quella brutta matassa. Alla fine, però, per scioglierla basterebbe un attimo: basterebbe metterla via. 

Una matassa è quella del pomeriggio, in cui ti viene quel brutto mal di testa, perché non sai cosa fare prima. La matassa è quel fastidioso mal di stomaco, perché l'ansia, il nervosismo brucia e divora dentro. 
Malgrado tutto, queste possono essere piccole matasse. All'inizio.
Poi ci sono matasse ingombranti, che non stanno solo sotto i letti, ma ingombrano intere case. 
Pensi che non ci siano, ma sei tu ad evitarle. Sono i fili che ti legano alle persone con cui hai chiuso male un conto, con cui hai sbagliato tono, parole e modo di fare. Ed eccoli lì: i fili della discordia.

E così oggi, aspettando che la scala mobile arrivasse giù, che il mezzo di trasporto pubblico giungesse, mi sono interrogata. Sulla mia "partenza" e sul mio arrivo. Perché nella corsa, come sappiamo, la partenza è fondamentale se vuoi arrivare, se vuoi vincere e raggiungere il tuo premio, ma non tanto quello che vorrebbero tutti. 
Poi la mente è volata, è scivolata sulle "matasse", sui fili della zizzania che rovina amicizie e famiglie, che rovina persone e indurisce i cuori. L'uomo è fatto dalle sue relazioni, prende forma dal suo essere con gli altri, dal suo voler essere altro, per trovare conciliazione con se stesso, insieme agli altri. Ma non è per niente facile, anzi, davvero il tutto rischia di assumere le condizioni di un ammasso di filo avvolto in maniera intricata. 

Uno squillo: il mio cellulare. Torno su questo mondo chiedendomi come sia riuscita ad arrivare a questo ragionamento ed in cerca di una morale ho trovato la risposta in un proverbio:
"Trovare il bandolo della matassa",  ovvero ripartire dal punto di partenza per risolvere una situazione difficile.
Ma non sempre "risolvere" è sinonimo di ripartire. Forse, significa continuare col senno di poi, consapevoli del fatto che se non c'è una brusca deviazione, il bus arriva.
Altrimenti, inizia a correre: sei già in ritardo...!



Lucia G.

Una "spirale di pensieri e parole" avvinghiate in questo breve resoconto...

venerdì 1 marzo 2013

Un cattiva parola come "una spada nella roccia"

Per comunicare bene bisogna ascoltare e riflettere sulle conseguenze che le nostre parole possono avere.
Ma quante volte noi compiamo queste due azioni?

Molte persone sanno, e l’hanno provato sulla loro pelle, di quanto le parole possano far bene o far male. Mi sono chiesta perché la gente riesce a offendere con delle "semplici" parole, anche se queste sono dette da una persona per te poco importante. 

Certe parole, si dice, possono ferire dentro e fuori. Quando una discussione diventa scontro verbale, non si tratta più solo di una violenza psicologica, ma anche di una violenza fisica. Non per un dolore "vero" del corpo, ma per la volontà di colpire o annientare il pensiero dell'altro.

Una parola può far male o perché detta da una persona a te cara, di cui hai stima, o da una persona quasi estranea che però colpisce là dove sei più fragile, la dove la tua sensibilità ti fa vacillare.
Il dolore per uno schiaffo passa, ma il motivo, l'offesa legata a quel gesto, rimane per molto più tempo. Un diverbio nasce solitamente da una parola detta male o dal tono con cui la si dice, ma in realtà soffriamo solo se lo vogliamo noi, se lasciamo che quella parola diventi veramente un'offesa.
Qualcuno lascerebbe scorrere, a maggior ragione se la persona che si è pronunciata non è una persona vicina, rivelandosi ai suoi occhi ancora più piccola e gretta. Ma per qualcun altro, no.
No, perché mette in discussione il nostro Ego. Una persona abituata agli scontri verbali dovrebbe ormai essere a prova di "bombe”, che valuta bene cosa dire, scarta mentalmente cosa è stato detto a suo piacimento e lavora costantemente sulle sue emozioni. Sarebbe importante, un esercizio psicologico, allenarsi affinché la nostra autostima non ne risenta, ogni qual volta che una parola sia detta con cattiveria.

In effetti, bisognerebbe ammorbidire l’Ego, far sì che non sia sempre la fonte delle decisioni, in modo da catalizzare le pulsioni egoiche. A tal proposito, vale quel che affermava Einstein: il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura egli sia riuscito a liberarsi dall’Ego, divenendo un Io adulto e consapevole. E' un duro lavoro, soprattutto per persone il cui l'orgoglio ne sovrasta l'Essere, ma anche per persone sensibili, o magari permalose o irascibili...
Anche chi ha una dura corazza, però, ha una falla e chi ci conosce bene, sa dove colpire. E così, una parola può unire e creare dei buoni rapporti tra le persone o spezzarne definitivamente i legami. 

Un proverbio arabo ci aiuta a migliorare i rapporti con gli altri evitando un cattivo uso delle parole: ogni parola, prima di essere pronunciata dovrebbe passare da tre porte. Sull'arco della prima porta dovrebbe star scritto: "È vera?". Sulla seconda, campeggiare la domanda: “È necessaria?". Sulla terza, l'ultima richiesta: " È gentile?". Una parola giusta può superare le tre barriere e raggiungere il destinatario con il suo significato piccolo o grande. 

Oggi, fuori e dentro casa, si sprecano tante, troppe parole inutili. E allora occorrerebbero cento porte, molte delle quali rimarrebbero sicuramente chiuse.
Eppure, almeno una delle porte sarebbe quanto meno da bussare e chiedersi, di tanto in tanto, se quello che diciamo è veramente ciò che pensiamo e se finirebbe per ferire qualcuno, nel contesto in cui lo diciamo. Un'ottima riflessione per comunicare bene nell'ascolto di sé e dell'altro.
Ma non sempre ci interessa sapere cosa pensa l'altro o cosa potrà pensare, a volte, è solo una forma di presunzione o magari di autodifesa.
Così si ripetono sempre le stesse cose, come lasciar disperdere parole nella palude della memoria, lasciarle trascinare da un istinto di rabbia o bloccarle, perché rimaste confuse nella mente.
Non è impossibile ma ogni tanto dovremmo cercare il nostro riflesso nell'altro per capire e per capirCi. 

E allora, forse, un'azione, un pensiero, prenderebbero forma, senza diventare necessariamente un peso, una gabbia, una spada che, come dice la leggenda, affonderebbe nella roccia e difficilmente qualcuno riuscirebbe a tirarla fuori.


Lucia G.

baseil potere delle parole

Una parola incauta può far divampare un conflitto.
Una parola crudele può devastare una vita.
Una parola amara può instillare odio.
Una parola brutale può ferire e uccidere.
Una parola cortese può aprire molte porte.
Una parola gioiosa può illuminare una giornata.
Una parola tempestiva può ridurre l'ansia.
Una parola dolce può curare il corpo e l'anima.

Anonimo.

(dal libro "Le parole che valgono" di Hal Urban)
- See more at: http://gruppi.chatta.it/la-testa-in-una-stanza-/forum/principale/1358078/il-potere-delle-parole/tutti.aspx#sthash.V6J20TNz.dpuf

il potere delle parole

Una parola incauta può far divampare un conflitto.
Una parola crudele può devastare una vita.
Una parola amara può instillare odio.
Una parola brutale può ferire e uccidere.
Una parola cortese può aprire molte porte.
Una parola gioiosa può illuminare una giornata.
Una parola tempestiva può ridurre l'ansia.
Una parola dolce può curare il corpo e l'anima.

Anonimo.

(dal libro "Le parole che valgono" di Hal Urban)
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il potere delle parole

Una parola incauta può far divampare un conflitto.
Una parola crudele può devastare una vita.
Una parola amara può instillare odio.
Una parola brutale può ferire e uccidere.
Una parola cortese può aprire molte porte.
Una parola gioiosa può illuminare una giornata.
Una parola tempestiva può ridurre l'ansia.
Una parola dolce può curare il corpo e l'anima.

Anonimo.

(dal libro "Le parole che valgono" di Hal Urban)
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il potere delle parole

Una parola incauta può far divampare un conflitto.
Una parola crudele può devastare una vita.
Una parola amara può instillare odio.
Una parola brutale può ferire e uccidere.
Una parola cortese può aprire molte porte.
Una parola gioiosa può illuminare una giornata.
Una parola tempestiva può ridurre l'ansia.
Una parola dolce può curare il corpo e l'anima.

Anonimo.

(dal libro "Le parole che valgono" di Hal Urban)
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il potere delle parole

Una parola incauta può far divampare un conflitto.
Una parola crudele può devastare una vita.
Una parola amara può instillare odio.
Una parola brutale può ferire e uccidere.
Una parola cortese può aprire molte porte.
Una parola gioiosa può illuminare una giornata.
Una parola tempestiva può ridurre l'ansia.
Una parola dolce può curare il corpo e l'anima.

Anonimo.

(dal libro "Le parole che valgono" di Hal Urban)
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giovedì 28 febbraio 2013

E chi un lavoro ce l'ha già, e non può raggiungerlo?


Un ponte per la vita. Se fosse una campagna, la chiamerei così. Perché c'è la vita dei siciliani, c'è la vita della nostra terra e dei suoi buon frutti a rischio. Con il ponte non è crollato solo pietra e piloni, ma anche la speranza di non essere soli.

UN MESE il 4 Marzo, dal crollo del ponte Verdura.
Rabbia e indignazione nelle parole di molta gente disillusa e scoraggiata da quanto ogni giorno sente dire a proposito del ponte e la vicenda burocratica che lo riguarda.
Il 27 Febbraio è scaduto il termine per la presentazione dei progetti da parte delle ditte. Se nessuna azienda esclusa opporà ricorso, le operazioni partiranno il 2 Marzo, poi 40-45 giorni per l'attuazione dei lavori, ma non di ricostruzione, ma di "rattoppamento"  per riaprire il traffico a un solo senso di marcia.
Si tratta di riavere il ponte Verdura "accomodato" ( a modo loro) con tubi e passerella dopo tre mesi dal crollo... ma non è verosimile? E' pur vero, che la competenza è dell'Anas la quale ha approvato questa soluzione progettuale.

Il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, ha dichiarato lo stato di calamità per accelerare l'iter dei lavori.
Eppure, il ponte è lì, per metà giù, logoro e divorato dallo scorrere dell'acqua sottostante, mentre una provincia si ferma e la Sicilia occidentale si spacca in due.

Sembrava che, inizialmente, dovessse intervenire il Genio civile per costruire uno di quei ponti d'acciaio con struttura a traliccio, utilizzati per calamità gravi come in questo caso.
Un'altra possibilità era di poter dirottare il traffico veicolare sul vecchio ponte ferroviario Macauda, oggi parte del patrimonio immobiliare di proprietà della società Rocco Forte, titolare del Verdura golf and spa resort. Ma nulla di fatto.

Ancora oggi, e non si sa ancora per quanto con certezza, Tir carichi di arance, tanti lavoratori, pendolari, turisti sono costretti a deviare per una stradella di campagna che tale è rimasta finora. Sono stati avanzati dei lavori  di recupero, ma le abbondanti piogge hanno peggiorato la situazione. 
Lungo quel percorso si susseguono avvallamenti e pericolosi dossi, tanto che un auto bassa rischia di rimanere in panne.
Condizioni disumane che in molti devono affrontare per andare a lavoro ogni giorno. Una strada che allunga il percorso di ben 40 km e palesemente inadeguata a sorreggere un traffico come quello della Statale 115.

TIRIAMO LE SOMME.
Se oggi ci preoccupiano (almeno in teoria) dello spread o del lavoro... non ci curiamo abbastanza di tutelare chi un lavoro ce l'ha già, chi per raggiungerlo rischia la vita ogni giorno. Ma ricordiamoci che siamo in Europa, siamo in Italia, siamo in Sicilia, siamo in una provincia che è la più povera del Paese.
E continuiamo a chiaccherare? A perdere tempo, quasi come si si volesse distruggere quel poco di economia che alimenta le casse dei comuni della provincia agrigentina, come se si volessse far disperare la gente del territorio, ormai abbandonata a se stessa. Come se fosse una dittatura a partito unico, in cui gli "altri" non hanno alcuna voce in capitolo. Possono "solo" protestare, in silenzio.
Non si tratta adesso, di smuovere le acque, ma di smuovere le pietre una ad una.
Altro che prendere parola, nella terra di nessuno, anche se gridi nessuno ti ascolta, anzi qualcuno fa finta di non sentire. Facile, anche troppo. Furbo chi ha intenzione di guadagnarci? Non direi.
E' un problema che si dipana alle spalle di tutti, sulla schiena dei cittadini, e pian piano tutti ci rimetteranno.
Anche i "furbi".

Lucia G.
Perché sono bastate le piogge abbondanti unite al passaggio dei mezzi per rovinare il fondo di stabilizzato, con materiale di cava, che era stato messo nel tratto non asfaltato di oltre 400 metri nelle immediate vicinanze del fiume. Avvallamenti e pericolosi dossi, per affrontare i quali è necessario almeno un fuoristrada 4X4. Un auto un po’ più bassa può restarci impantanata. - See more at: http://www.sicanianews.it/la-strada-scririnda-tragaleggi-e-impraticabile-a-proposito-di-soldi-buttati/#sthash.xR3mWVka.dpuf
Perché sono bastate le piogge abbondanti unite al passaggio dei mezzi per rovinare il fondo di stabilizzato, con materiale di cava, che era stato messo nel tratto non asfaltato di oltre 400 metri nelle immediate vicinanze del fiume. Avvallamenti e pericolosi dossi, per affrontare i quali è necessario almeno un fuoristrada 4X4. Un auto un po’ più bassa può restarci impantanata. - See more at: http://www.sicanianews.it/la-strada-scririnda-tragaleggi-e-impraticabile-a-proposito-di-soldi-buttati/#sthash.xR3mWVka.dpuf
Perché sono bastate le piogge abbondanti unite al passaggio dei mezzi per rovinare il fondo di stabilizzato, con materiale di cava, che era stato messo nel tratto non asfaltato di oltre 400 metri nelle immediate vicinanze del fiume. Avvallamenti e pericolosi dossi, per affrontare i quali è necessario almeno un fuoristrada 4X4. Un auto un po’ più bassa può restarci impantanata. - See more at: http://www.sicanianews.it/la-strada-scririnda-tragaleggi-e-impraticabile-a-proposito-di-soldi-buttati/#sthash.xR3mWVka.dpuf

martedì 26 febbraio 2013

Tornare al voto? "Bastano solo" altri 400 milioni di Euro

A malincuore e con grande stupore di molti e non, le elezioni 2013 sono appena terminate. Qualcuno allude ad un ritorno al voto, magari con la stessa legge elettorale, per trovare una soluzione al rischio di ingovernabilità del Paese.
Ma quel qualcuno si è reso conto di quanto lo Stato o meglio i cittadini hanno sborsato per finanziare queste "benedette" elezioni?!
Ci si ripete spesso quanto siano elevati i costi della politica, ma in questo caso vediamo nello specifico i costi delle elezioni. Tutti i cittadini sanno che sono loro a pagare le spese elettorali, finanziando così  dalla matita copiativa sino alle facilitazioni di viaggio di cui molti avranno usufruito.
Sono state distribuite sei matite copiative per ogni seggio, per  un  totale di 369.576  pezzi. I seggi elettorali sono stati 61.596 (371 in più rispetto al 2008) e ognuno di questi seggi è costato 6.315 € (il 13,2% in più rispetto alle votazioni di cinque anni fa, quando il costo di ogni seggio corrispondeva a 5.578 €).

In parole povere, le Elezioni 2013 sono costate alle casse dello Stato ben 389,50 milioni di Euro, con un aumento dell'11% rispetto al 2008.

I dati. Il Ministero dell'Interno ha erogato 73 milioni per le esigenze di ordine pubblico (21.154 poliziotti, 21.154 carabinieri, 11.526 finanzieri, 3.268 forestali, 300 poliziotti penitenziari, 3.638 vigili urbani, 585 poliziotti provinciali), 223,15 milioni di euro hanno coperto le spese per i seggi elettorali, compresi i compensi per presidenti, segretari e scrutatori (anticipati dai comuni), 9,80 milioni per le facilitazioni di viaggio per gli elettori che tornano nei comuni di residenza, 2,13 per il sistema informatico e di telecomunicazioni, 1,92 per il personale e la logistica e 5 milioni per la struttura per le politiche sul personale del Ministero dell'Interno.

Costi che continuano a lievitare sensibilmente. Un fatto che risulta incomprensibile è che ci sia ancora la necessità, nell'era digitale che  abbatte i costi e velocizza la burocrazia, di usare quantità impressionanti di carta, cartoni, timbri, buste e quant'altro. L’Italia si affida ancora a pratiche vecchie e superate. Nel nostro paese, infatti, si vota nella stessa maniera di cinquanta anni fa, con la differenza che a ogni elezione, le spese aumentano sempre più. 

L’ultimo aspetto che incide non poco sul costo delle elezioni è il numero dei candidati presentatisi: tra Camera e Senato sono stati 16.000, quasi 6.200 in più rispetto alle ultime elezioni politiche quando non si superarono i 10.000. Se si guardano le percentuali: alla Camera i candidati sono il 70% in più rispetto al 2008, mentre al Senato “solo” il 51%...*
Così i cittadini che si sono recati alle urne avranno notato molte più liste e soprattutto molti più nomi del 2008. Tutto questo è paradossale, se si considera che l’elettore non ha nessun potere riguardo alla scelta dei propri rappresentanti, poiché non sono previste indicazioni di preferenza.

E nonostante la situazione sociale ed economica difficilissima, dati i risultati delle elezioni, qualcuno ha il coraggio di dire:  "Torniamo alle urne".
Ci sarebbe anche la possibilità di tornare a votare per un solo ramo del Parlamento, che potrebbe appunto essere il Senato, così come previsto dall’articolo 88 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse (...)".
Intanto, il popolo dei Grillini esulta, il Pd ne esce nervoso probabilmente per aver sottovalutato l'ondata del Movimento e la rimonta del Pdl... ma c'è poco da festeggiare. Tutti hanno vinto e tutti abbiamo perso.
  
Volgendo uno sguardo alla stampa estera ne abbiamo una minima conferma:
STAMPA USA  - "Paralisi politica" (Usa Today)
STAMPA RUSSA - “L'Italia si ritrova in una situazione comica” (Gazeta)
STAMPA SPAGNOLA - Un'Italia ingovernabile
STAMPA FRANCESE - “Italia: minaccia di un blocco politico dopo le elezioni” (Le Figaro)
STAMPA BRITANNICA - "Una minaccia per l’euro"  (Guardian)
STAMPA GIAPPONESE - Gli italiani sono "stanchi del risanamento e hanno scelto il populismo" (Sankei)

Lucia G.


 * Dati estratti da Il Sole 24ore

sabato 23 febbraio 2013

"Amare chi ci toglie la libertà"

"Chi si pone fuori dal sistema, finisce per trasformarsi nel mostro che giustamente combatte".
Non è solo un'affermazione, è un legge che si ripete nella storia.  

La nostra Italia galleggia in un brodo di ingiustizie, di disillusione e di rabbia. Il 50% degli elettori (sondaggio Sole24ore) si dichiara schifata dai partiti. Ecco che la società diventa un trampolino per chi si fa carico di questa rabbia e di queste ingiustizie, di chi si innalza a salvatore della Patria.
Un ideale, una causa, il Bene comune, incarnato da un leader, da un movimento, da un partito.

Per questa riflessione ho trovato spunto da un articolo de La Repubblica.
E' FREUD che ci parla benissimo di questo. Una forma di populismo contemporaneo che si nutre di pubblicità e di social networking. Oggi si va alla ricerca di un nuovo paladino che possa accontentarti, "liberarti".
LIBERTA': Il concetto su cui preme Freud in tema di demagogia. Un demagogo, il cosiddetto padre-padrone, promette, e non promette altro che liberarti "dalle tasse, dalla vecchia politica, dalle istituzioni..." e tu, non puoi far altro che annuire. Perché è quello che vogliono tutti, o almeno apparentemente.
"Amare chi ci toglie la libertà". La libertà comporta grandi responsabilità, ecco perché il padre-padrone promettendo il "progresso" accoglie quei figli, che temendo la precarietà economica, sociale, esistenziale, corrono da lui. Un leader in cui identificarsi che possa, con il suo carisma così ammaliante, spegnere ogni nostra facoltà critica.
Oggi si parla tanto di anti-politica. Abbiamo bisogno di rinnovamento, è vero.
Ma noi  abbiamo anche bisogno della politica, nel vero senso del termine, dell'amministrazione della cosa pubblica, solo che siamo stanchi di quella "Roma Ladrona" e di chiunque si presti a giochetti contorti alle spalle degli italiani.
Se qualcuno vuol porsi al di fuori di questo sistema, della mediazione mediatica e del confronto politico, finirà comunque col generare il mostro che giustamente combatte!
I leader d'oggi non vogliono sottomettersi alla Legge, se non quella che essi stessi pretendono di rappresentare come "nuova". Ma questa è una storia già sentita. E le loro promesse sembrano diventare veri ricatti morali.
Soluzioni  come: "Restituire i soldi dell'Imu" o ""Non pagare più il debito pubblico", sono proposte eguali e auto-distruttive. E chi pagherà, allora, il buco delle già fragili finanze italiane?!
Tutti vediamo quanto poco faccia la classe politica dirigente per diminuire quel fossato creatosi tra loro e noi gente comune con i nostri problemi quotidiani.

In tanti pensiamo che non ci sia un alternativa valida e convincente al 100%. Abbiamo paura. Non è passato molto da quando l'Italia ha toccato il fondo.
Dobbiamo credere però che non sarà un'unica persona a cambiare magicamente le nostre sorti. Eppure, oltre i nostri mille doveri, il cambiamento inizia dai vertici ed è da lì, infatti, che dovrà partire una richiesta che avanzano tutti: RESPONSABILITA'. 
Forse, è la solita ramanzina dei giornali di questi giorni.
Ma non dobbiamo farci distrarre dagli spettacoli per non pensare ai problemi veri e ai cambiamenti necessari.
Per uscire da questa crisi è essenziale tanto coraggio, sobrietà e trasparenza. Non facciamoci accecare dalla rabbia, non ha mai portato a nulla di buono e se è vero che "anche se non condivido la tua idea, darei la vita per far sì che tu la esprima", non perdiamoci d'animo e azioniamo il NOSTRO pensiero, con le nostre parole, verso i nostri reali bisogni.